Le “Grandi Opere di Pubblica Utilità”:
nome altisonante che dovrebbe riferirsi a quei progetti necessari alla popolazione per ottenere dei servizi indispensabili alla vita comunitaria e per far girare l'economia, come sostenuto dai politici italiani.
La maggior parte delle volte non servono né all'uno né all'altro motivo.
In più la dicitura “Pubblica Utilità” dovrebbe presupporre che la popolazione venga interpellata e magari le vengano presentati i pro e i contro di qualsiasi opera dando la possibilità di espressione sia ai suoi fautori che ai suoi detrattori.
Nella totalità delle volte in Italia questo non avviene.
Il progetto, nato nel 2001, della Roma-Latina, autostrada ideata per collegare le due città, non fa eccezione; avrà un costo, finanziato per il 40% con soldi pubblici, che dovrebbe ammontare a 2,3 miliardi di Euro.
All'autostrada si aggiunge il progetto di un raccordo che, in soli 16 chilometri, sarà paradossalmente ancora più invasivo: la bretella A12-Tor De' Cenci. Un viadotto mastodontico e al contempo mostruoso che sarà protagonista di ben due cavalcavia alti fino a 30 metri, uno sulla Via Cristoforo Colombo e l'altro sul fiume Tevere, e della distruzione di buona parte della Riserva Naturale Nazionale di Decima-Malafede e di due siti archeologici fra cui la vecchia strada Portuense al momento interrata (collegamento all'estratto della valutazione archeologica leggere dal punto 6).
Tutto questo nel totale silenzio delle istituzioni promotrici e dei responsabili del progetto, già approvato dal Cipe per il tratto Roma-Latina. Basti pensare che i cittadini facenti parte del comitato contrario all'autostrada Roma-Latina (collegamento al blog No Corridoio) si sono resi conto di un ulteriore progetto riguardante un raccordo-viadotto solamente quando si sono visti arrivare i tecnici per le rilevazioni del caso. Infatti c'è da ricordare che, oltre alla distruzione del parco e dei siti archeologici centinaia di persone perderanno terreni e case che verranno espropriate. Costo aggiuntivo della bretella? Altri 500 milioni, per 16 chilometri!
I cittadini sono stanchi di non essere mai interpellati e di ritrovarsi anni di cantieri e disagi per opere presentate come pubblica utilità quando gli studi di settore affermano, al contrario, che la costruzione di nuove strade comporta inevitabilmente altro traffico e inquinamento (paradosso di Braess) . Perché, invece, non accogliere le proposte concrete da parte della popolazione che vertono sull'allargamento e la messa in sicurezza della Pontina, sul ripristino e l'aumento dei collegamenti ferroviari sacrificati in nome del TAV e la costruzione di una metropolitana leggera Roma-Pomezia-Ardea? Come se non bastasse, il progetto prevede nell'ordine del 2%, ossia 7 milioni di Euro, compensazioni di carattere archeologico, paesaggistico ed ambientale volte a: recuperare i reperti “scampati” alla distruzione per raccoglierli in un casale adattato a museo espositivo, la piantumazione di una zona compensativa di 2 ettari come nuovo habitat naturale (come se bastassero per riparare il danno di una autostrada che passa in una Riserva Naturale) e interventi di arredo urbano per i quartieri interessati per la serie “ti riempio le strade di traffico ma almeno ti concedo le aiuole”(collegamento all'estratto delle compensazioni). I Cittadini riusciranno a fermare l'ennesimo progetto, utile solo al guadagno di pochi, in barba all'ambiente, alla salute e alle richieste dei residenti?



