Sabato 28 luglio, è uscito sul Corriere della Sera, cronaca di Roma, l’annuncio che sarà ampliato il parcheggio di villa Borghese.
Del progetto eravamo a conoscenza perché un mese e mezzo fa alcuni attivisti hanno ricevuto una pubblicità inviata a tutti i residenti della zona che avvertiva sulla possibilità di acquisto di box auto.
Interessati, siamo andati all’ufficio vendite e ci è stato detto che mq. 15, il taglio più piccolo, costavano € 125.000,00 – ossia € 8.333,33/mq.
Per avere un'idea, un attico di mq. 100 a piazza Fiume costa € 8.000 per mq.
Il venditore ci parlò dei box, che fra l’altro, erano già per la maggior parte venduti, con vaghi accenni sul resto del progetto.
Non riportiamo i numeri che sono elencati sia nell’articolo che nella brochure allegati ma vogliamo solo precisare che:
- mq. 15.000 di superficie commerciale equivalgono ad 1,5 ettari = a quasi due campi calcio;
- che la navetta (una specie di cabina veloce del tipo di quella esistente a Fiumicino) che porterà la gente dal parcheggio a p.za del Popolo, non si sa dove sboccherà; ossia se dentro la piazza stessa o nel piazzale Flaminio;
- attualmente le rampe di accesso al parcheggio non permettono l’entrata di un pulman: è prevista, però, un’area di per ben 81 bus!!!
- Sarà costruito un terzo piano interrato uguale al secondo interrato che, a sua volta, è più grande dell’interrato del 1° livello.
Leggetevi bene, per favore, anche tutti gli altri numeri.
Ci siamo un po’ informati in giro.
La società che promuove il tutto è la spagnola SABA e, si dice in giro, che sia largamente partecipata dal gruppo Cerasi, lo stesso cui Alemanno concesse la costruzione del parcheggio del Pincio.
Evidentemente si saranno dati una manata in fronte e si saranno detti: Toh, siamo andati a scatenare tutto quel casino con la proposta di sventramento del Pincio quando in fondo, a pochi metri vi era un parcheggio super fico già bell’e fatto anche se semi-vuoto da anni!!!.
Veramente l’uovo di Colombo!
Ma riflettiamo un momento sull’argomento.
Infatti viene da dire: in fondo che male c’è tanto sta sotto terra e non si vede.
Ma perché, non pensate che un mostro simile, a ridosso di un’area così unica al mondo come il Tridente Romano, di p.za di Spagna, Trinità dei Monti, via Sistina, gioielli dell’urbanistica barocca, con sbocchi diretti su via Veneto, non sarà altro che una gigantesca sanguisuga che alla fine desertificherà, finendo per risucchiare mortalmente quel po’ di linfa vitale che ancora vi resta, questa parte di Roma?
L’impatto ambientale non si misura solo come shock visivo ma come interazione fra due organismi funzionanti dei quali, in questo caso, l’uno è il delicato prodotto/risultato di un secolare equilibrio urbano fra uomo ed il proprio ambiente storico-culturale e l’altro un dirompente robocop farcito di tecnologia, scale e tappeti mobili, navette, spazi commerciali stracarichi di merce, etc.
Ossia una gigantesca macchina computerizzata, cablata, di plastica, acciaio e luci che inghiottirà e sputerà ogni giorno folle di umani e veicoli, pulman compresi, tonnellate di merci.
Chi pensate che sia destinato a perdere in questo impari confronto?
Ma a noi tutto questo serve? Ne abbiamo veramente bisogno?
Ma come? Dal 1973, anno in cui fu realizzato, il parcheggio coperto di Villa Borghese è veramente servito a qualcosa, è stato così usato, ha risolto il problema del parcheggio in quella parte del Centro Storico e nelle sue immediate adiacenze?
Infatti se ne sta lì da 40 anni, semi inutilizzato, pervaso da un fascino metafisico alla De Chirico, con i suoi spazi deliziosamente vuoti.
La domanda che sorge spontanea è come, visto i precedenti, tutto questo marchingegno potrà funzionare, chi saranno e da dove verranno i clienti-utenti.
Sicuramente chi lo fa ha in mente qualcosa che noi non sappiamo; sicuramente si sta compiendo qualcosa al disopra delle nostre teste che comporta, dato certo, che ci sfilino da sotto il sedere un pezzo importante della nostra città.
Calandoci un più addentro ai lavori, pensiamo un attimo alla realizzazione di un piano interrato con volumetria totale sicuramente molto superiore a quelli già esistenti.
Infatti il solo fatto di ficcarci dentro ottanta autobus, lo dicono loro, tralasciando tutto il resto, comporta altezze cielo-terra molto maggiori delle attuali.
Veramente basterà un solo piano in più di quanto attualmente esiste, per ficcarci dentro ben duemila posti auto, 360 box privati, mq. 15.000 di superfice commerciale, il citato parcheggio dei bus, più tutti gli altri ammennicoli previsti?
Per portare fuori le migliaia di tonnellate di terra del solo scavo, da dove passeranno?
Facilmente lo sventramento che volevano fare dalla parte del Pincio si produrrà in misura molto maggiore da questa parte del parco.
Pensiamo, poi, terrorizzati a dove potrebbe sboccare il percorso sotterraneo di ml. 700 della navetta superveloce: si parla di un terrificante “alle spalle di p.za del Popolo”!!
Guardando la brochure, tale sbocco avverrebbe sulla prima parte della rampa che sale verso il Pincio, proprio dietro la quinta murale che chiude la piazza del Valadier verso questo colle.
C’è veramente da rimanere sconvolti ad immaginare cosa diventerà la piazza con un’uscita, simile a quella che ha terremotato, a suo tempo, P.za di Spagna, che vi immetterà giornalmente masse di persone; senza contare lo scempio che sarà sicuramente perpetrato su tutto l’impianto scenografico che, sottostante al Pincio, completa la piazza stessa da quel lato.
Attualmente l’areazione dei piani del parcheggio, che contiene un super mercato, una palestra, alcuni negozi ed altri servizi, viene assicurato da dei pozzi circolari piuttosto ampi forniti di rampe di scale.
Proviamo ad immaginare che succederà quando al di sotto verrà costruita una vera e propria città sotterranea di servizi che avrà bisogno di ben altro per essere ossigenata e smaltire fumi, gas di scarico, etc.
Come al solito ci vogliono coglionare citando e mostrando campiture di utopici spazi verdi in superficie quando invece questa sarà, probabilmente, una groviera cosparsa di voragini e da sistemi di ricambio d’aria.
Povera Villa Borghese già semidistrutta dal lato verso il Muro Torto e semi costruita dai vari Globe Theatre di Veltroni, dai cinema della Casina delle Rose, dai chioschi bar diventati palazzetti del panino, invasa da brutte giostre e dalle truppe-bancarelle-motorizzate appartenenti alla famiglia di quel consigliere di Aledanno che siede in consiglio comunale; per non parlare dei vari veicoli elettrici che la percorrono come un’autostrada; tutto all’insegna dell’ideologia ipocrita, falsa e sbagliata del intratteniamo il popolo e facciamo divertire i suoi bambini che serve solo a portare soldi nella tasche di un sistema, probabilmente camorristico, ed in quelle del Comune che ha rilasciato le concessioni.
La tendenza diffusa in tutto il C. Storico che svuota gli edifici o, semplicemente, ambienti storici per immetterci un’anima moderna finalizzata al profitto di chi lo fa, lasciando, all’esterno, l’antica facciata, che potrebbe a questo punto anche essere di cartone, si è fatta particolarmente esasperata nel Tridente sia per gli ingenti capitali impiegati sia per l’invasività dell’intervento stesso.
Esempio emblematico e recente di ciò è l’appena terminata ristrutturazione delle Biblioteca Hertziana.
Credo di ravvisare nel progetto SABA una tendenza concettualmente uguale ma che va ben al di là di quanto avvenuto fino ad ora.
Ossia il tentativo di utilizzare con una botta sola un intero comprensorio urbano, un pezzo molto esteso di città con le sue strade, piazze e palazzi, inglobandolo come parte integrante di un gigantesco meccanismo affaristicoche dovrebbe portare montagne di soldi nella tasche di qualcuno o di molti.
Questo sì che sarebbe un colpo da maestro mai riuscito ad alcuno nella storia di Roma, neanche ai più distruttivi re barbarici, ai lanzichenecchi nel maggio del 1527, perfino neanche ai sabaudi-piementesi giustamente subito soprannominati dai Romani buzzurri: un bel pezzo di città svuotato di colpo da tutti i suoi contenuti e lasciato a fare da scenario senza vita, un cadavere imbalsamato, ad un’anima aliena e vitale, conforme ai canoni del consumismo globale.
In questo intorno urbano, in attesa di auspicati flussi turistici danarosi (non certo i miserabili squattrinati attuali), è facile prevedere che i pochi cittadini rimasti si muoveranno come criceti frastornati in un reticolo estraniante.
Ultima informazione.
Vi domanderete perché su una questione che gira da qualche tempo anche, come detto, con avvisi recapitati a domicilio, le varie associazioni nazionali con le loro sedi romane (che non voglio citare per nome essendo iscritto ad una di esse) ed i queruli gruppuscoli che generalmente si fanno avanti per difendere Roma, non abbiano fino al momento detto una sola parola?
Facile immaginarlo: esiste un tacito patto con l’Amministrazione Capitolina per dopo aver ottenuto la soddisfazione della rinuncia del parcheggio del Pincio, hanno accettato di tacere su altre possibili soluzioni alternative.
Beh! Bei fregnoni: cornuti e mazziati. Comunque anche bel servizio reso ai cittadini visto che ricevono contributi dal Comune di Roma!
Tanto a loro basta che non si veda: sta sotto terra.



