Ci sono città nelle quali il sapiente modellamento originato dallo scorrere del tempo opera come la mano di un ispirato pittore, finendo per sfumarne i contorni con un alone di mistero che le rende terribilmente affascinanti.

Roma è innegabilmente una di queste, grazie alla meraviglia che suscitano i suoi magnifici palazzi, le sue splendide chiese, le sue eleganti fontane e i suoi vicoli più antichi... ogni pietra sembra raccontare una storia a sé, in un intreccio unico al mondo tra età classica, medievale, rinascimentale e barocca.

Purtroppo per noi le pietre delle opere più recenti evocano tutt’altro tipo di enigmi inspiegabili, decisamente più gretti e assai dolorosi per le nostre tasche di contribuenti.

Uno dei più grandi e al contempo dei più attuali affonda le sue origini in una scelta dell’allora sindaco Veltroni: concepita per cambiare per sempre il volto universitario dell’Urbe, destinata a fungere da nuovo polo delle discipline acquatiche (in vista dei campionati di nuoto del 2009) e poi sostenuta per concretizzare le ambizioni olimpiche mai sopite, la Città dello Sport doveva rappresentare il definitivo rilancio della Roma del terzo millennio.

Finora di record ne ha infranto uno solo: quello dello SPRECO. Se vi fossero competizioni internazionali anche per quello, sapremmo bene chi farebbe incetta di medaglie.

Tra importi di preventivi moltiplicatisi a dismisura di anno in anno, progetti rifatti ad un mese dall’approvazione definitiva, ampliamenti ulteriori aggiunti quando ormai era chiaro a tutti che non c’erano neanche i soldi per portare a termine quanto cominciato e mondiali infine svolti nel caro vecchio Foro Italico, proprio in quelle strutture di mezzo secolo fa (rattoppate in fretta e furia) che si puntava a rimpiazzare, le domande a cui i nostri amministratori dovrebbero dare una risposta sono tante. Troppe

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Buona lettura... e buona indignazione.
Pubblicato in News dal Movimento

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