Domenica, 03 Giugno 2012 11:51

A piedi o a rotelle, cittadini deboli

«Tanto la lascio solo cinque minuti e poi scappo...»
Questo è il primo pensiero di chi parcheggia la macchina sulle strisce, sul marciapiede, in doppia fila.

Il secondo pensiero va al vigile, a cui si rivolge mentalmente la preghiera di non comparire proprio in quei fatidici cinque minutini.

Il terzo, il quarto, il quinto pensiero e via via tutti gli altri sono dedicati a portare a termine la missione, che – riconosciuta come di vitale importanza (il pane, ad esempio) – richiede giustificabili e comprensibili misure estreme.

L'ultimo pensiero è un rapido sguardo al tergicristallo, per vedere se anche stavolta ce la siamo sfangata: niente multa (figuriamoci), che sollievo! E ora via, corriamo a casa a godere del sudato bottino.

Ecco, se qualcuno in questa catena di pensieri ci infilasse anche l'immagine del povero pedone di turno, ne trarremmo tutti giovamento.

Sarebbe infatti bello se tu, automobilista incurante e pericoloso, visualizzassi nella tua mente alcune categorie di persone alle quali tu non pensi, ma che invece pensano a te, e non in termini lusinghieri.

Per aiutarti nella visualizzazione ti forniamo degli esempi pratici. Pensa ad esempio a tua nonna, che se ne va in giro per il quartiere con il suo bravo carrellino per la spesa; oppure a tuo fratello che porta a spasso i tuoi due bei nipotini, uno sul passeggino e l'altro per mano; aggiungiamoci poi altre figure rare sui nostri marciapiedi, gente che magari non entra affatto nei tuoi pensieri, gente di solito relegata in casa per colpa di una città inaccessibile (se te lo stessi chiedendo, si tratta di disabili in carrozzina e ipovedenti, ad esempio).

Quando ognuna di queste persone si imbatte nella tua macchina/moto parcheggiata male, prima ti rivolge alcuni improperi, poi si trasforma in un cittadino debole. Debole perché non ha modo di difendersi se non chiamando i vigili urbani, e chissà se e quando verranno (ma il problema del transito o dell'attraversamento pedonale rimane irrisolto). Debole perché se la rampa è ostruita da un ostacolo, il genitore con figli non riesce a passare, a meno di sollevare il passeggino, infilarsi tra due macchine e magari controllare che l'altro bambino non scappi in strada. Si trasforma infine in un cittadino debolissimo perché l'alternativa al marciapiede è spesso camminare direttamente in strada.

Cominci a capire dove sta andando questo discorso?

Anziani, disabili, bambini, non-vedenti, pedoni in generale, ecc., tutta questa gente in strada si espone a dei rischi, capisci? Speriamo di non doverti enumerare i rischi dei pedoni in strada, ma se proprio avessi bisogno di dati, potresti dare uno sguardo qui
(http://www.siamotuttipedoni.it/) in cui si dice, in sintesi, che le morti dei pedoni – anche sulle strisce, quando ti degni di lasciarle libere – è in aumento.

Sicuramente non ti piacerà sentire altre cose tristi durante la tua già stressante giornata, e probabilmente a breve, ti sarai già dimenticato di tutta questa storia, ma pensa solo a una cosa: nel momento stesso in cui scendi dalla macchina, diventi un pedone anche tu.

Come in tante zone di Roma, anche noi cittadini del VI Municipio ci troviamo costantemente ad affrontare situazioni di disagio e di mobilità ridotta. Certamente è vero che ci sono pochi posti macchina, le strade sono spesso anguste oppure non hanno affatto dei marciapiedi (v. Isola Pedonale). In casi come questi si tratta di un conflitto tra le istituzioni municipali e i cittadini, inutile negarlo: quando segnali al municipio che una serie di para-pedonali è stata divelta per metterci delle macchine non ottieni nessun intervento in merito.

Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di pura e semplice inciviltà del guidatore, il quale si auto-assolve in nome della fretta e della difficoltà a trovare parcheggio. Il nostro tempo vale quanto il tuo, non ci importa che ti stia chiudendo il supermercato, noi dobbiamo poter passare sulle rampe in questo esatto istante così come in tutti gli altri momenti della giornata. E se non trovi parcheggio, continui a cercarlo, senza infrangere le regole e senza calpestare diritti di altri cittadini. Così magari con il tempo ti renderai conto di quanto sia più conveniente usare sempre meno la macchina.

N.B.
Per chi volesse segnalare automezzi di intralcio alla circolazione nel VI Municipio, ecco il numero del VI Gruppo della Polizia Municipale.

Tel. 06/67694700 - 1
Pubblicato in V Municipio
Mercoledì, 04 Aprile 2012 12:59

28aprile cambiamo la strada

2556 ciclisti morti negli ultimi 10 anni sulle nostre strade. Quasi un morto al giorno dall'inizio di quest'anno. Una mattanza che ha come complice l'indifferenza generale. La mancanza di Cultura stradale. Mancanza di considerazione in tutto ciò che non sia un autoveicolo. I ciclisti, come i pedoni, non sono invisibili. Lo diventano per colpa di un falso benessere che toglie la vita dentro e fuori a quelle scatole con 4 ruote alimentate da una cieca idea di perenne velocità. Le piste ciclabili, come le strisce pedonali, non sono invisibili. Lo diventano quando incontrano la disattenzione, la scortesia, la negligenza, la villania. Anche quando incontrano il disinteresse, nei fatti, dei nostri pubblici amministratori.

Una giornalista del Times finisce sotto un autoarticolato con la sua bicicletta. Dall'indignazione, il 2 febbraio nasce un meraviglioso manifesto. Le prime pagine del quotidiano londinese lo rimbalzano in tutto il mondo con titoli a 4 colonne. In Italia, 34 blogger avviano la stessa campagna. Inizia così il movimento dei #Salvaiciclisti. Un movimento di opinione, civico. In poco tempo si arriva a un Disegno di Legge e alla sua presentazione in Senato. Vengono coinvolti i sindaci. 15000 sostenitori. La potenza della rete. Ma non basta. Serve il coinvolgimento di ogni ciclista, di ogni cittadino che abbia a cuore la sua strada, e la necessità di cambiarla.

Il 28 aprile cambiamola insieme.


"La bicicletta richiede poco spazio. Se ne possono parcheggiare diciotto al posto di un auto, se ne possono spostare trenta nello spazio divorato da un unica vettura. Per portare quarantamila persone al di là di un ponte in un ora, ci vogliono dodici corsie se si ricorre alle automobili e solo due se le quarantamila persone vanno pedalando in bicicletta.

Elogio della bicicletta - Ivan Illich, 1973
 
Pubblicato in News dal Movimento
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