Mercoledì, 09 Maggio 2012 10:13

Salasso ATAC per gli studenti

Si stenta a crederlo. I giovani romani abbonati all’ATAC con tessera annuale o ricaricabile mensile stanno ricevendo delle comunicazioni che annunciano la soppressione dell’abbonamento mensile già dal prossimo mese di giugno (delibera 53 del 29 febbraio) con la sola possibilità residua di acquistare il solo abbonamento annuale per usufruire della riduzione studenti. A Milano e Torino la tessera mensile e plurimensile non è stata abolita. Ma non basta. Considerando che a Roma una famiglia media ha un reddito di circa 35 mila euro, l'agevolazione è stata calcolata con il fine di limitarne al massimo l'accesso. Infatti, al contrario delle riduzioni precedenti sarà riservata ai soli studenti che denunciano un ISEE al di sotto di 20.000, con sconti crescenti per i redditi ancora più bassi.

La già grave situazione degli studenti romani afflitti dai costi ingenti delle iscrizioni universitarie e dalle contribuzioni volontarie di molti Licei della capitale subisce così l’ennesima angheria.

Il popolo giovane si sta muovendo. Presso le Università pubbliche della città è attiva una raccolta firme da presentare al Comune e all’ATAC grazie all’iniziativa "Roma si muove senza gli studenti", e presto tramite alcuni banchetti che verranno posti nelle sedi dei tre atenei. Per provare a fermare il provvedimento esiste anche una petizione.

Occorre una forte sensibilizzazione anche in vista di probabili adeguamenti degli abbonamenti a tariffa intera legati all’aumento del prezzo del biglietto che ricordiamo da giugno salirà a 1,5 euro per 100 minuti di tragitto.

Ci sono famiglie con più di un figlio che usufruisce dei mezzi pubblici per recarsi a scuola o all’Università e questa ulteriore bastonata non è assolutamente tollerabile. Fino a ieri l'abbonamento costava 18 euro al mese. Per la fascia senza agevolazioni, un solo studente su un reddito familiare superiore ai 1500 euro mensili comporta già una spesa importante. Pagherà 250 euro all'anno. Chi invece potrà dimostrare un reddito inferiore ai 1500 euro dovrà comunque anticipare dai 130 ai 150 euro per ogni tessera annuale. La drastica differenza di 100 euro per chi dichiara pochi centesimi sopra l'aliquota massima e il ridicolo 10% di sconto progressivo dal secondo figlio in poi - che è valido solo per la fascia di reddito superiore - suonano come l'ennesimo provvedimento amministrativo fatto coi piedi. Immaginate chi ha 3 figli e l'obbligo di dover sborsare dai 450 ai 680 euro in un colpo solo.

In sostanza, al di là della mazzata sul costo del trasporto pubblico che colpirà anche anziani e disabili, tutto lascia pensare che per garantirsi i banchi di scuola del prossimo anno ognuno dei 230.000 studenti romani dovrà contribuire all'arricchimento istantaneo di 40 milioni per le banche di proprietà di multinazionali di beni e servizi, le stesse che gestiscono le tesorerie nazionali compresa quella del Comune di Roma.

E già perché dopo lo smantellamento della pubblica Banca d'Italia gli unici a gestire il regime fiscale diretto e indiretto sono le finanziarie collegate ai monopoli privati. Fra aumenti già certificati a 360° in particolare su acqua, elettricità, rifiuti e nuovo regime di imposizione IMU, il salasso per ogni nucleo familiare è cresciuto in un solo anno di 100 euro al mese, che al cambio per 22 milioni di famiglie fanno 26 miliardi di euro all'anno. Peccato se poi le casse domestiche finiscono in bancarotta. Bisogna salvare l'economia. Dei soliti noti.

L'aumento serve anche a pagare gli stipendi d'oro e l'enorme debito ATAC per poterla mettere in vendita. È la strategia delle false privatizzazioni che fa crescere i costi, peggiora i servizi e mette a rischio i posti di lavoro.

Al limite, l'aumento poteva servire per finanziare un miglioramento significativo del servizio tramite l'avvio di una riconversione progressiva in sistemi di trasporto intermodali ecologicamente sostenibili, come le infrastrutture intelligenti a costo zero di New York e Singapore, o come il ripristino della rete tranviaria. Se ne parla da oltre 20 anni. Gli stessi che non sono bastati a completare la metro C. Quella dei 500 milioni di euro a km mentre nel resto d'Europa le migliori linee ne costano al massimo 175. E le consegnano in 36 mesi, senza disagi per la città e i cittadini, altro che chiacchiere!

20 anni fa il biglietto costava 400 lire. Oggi sarebbero 20 centesimi di euro. Un aumento dell'800% a cui non è corrisposto nessun adeguamento del servizio. Stesse linee metro A e B. Stesso monopolio. Stessi politici. Non è cambiato nulla.

Anzi no. È peggiorato tutto.

Pubblicato in News dal Movimento

Lancio percorso di mobilitazione contro la scure del bilancio Alemanno in difesa della città, dell'acqua e dei beni comuni, dei servizi pubblici e della democrazia.

Lunedì 2 aprile, ore 16.00 in Piazza del Campidoglio, parallelamente al Consiglio Comunale, inizierà il percorso per la costruzione di una grande rete cittadina contro la svendita dei servizi pubblici locali di Roma, a partire dalla vendita di ACEA, in difesa dei beni comuni e della democrazia.
 
Una vasta coalizione sociale fatta di movimenti e realtà associative, partiti e sindacati, incontrerà la stampa per illustrare il percorso di mobilitazione coordinata che verrà portata avanti nella città di Roma nelle prossime settimane per fermare il piano di vendita dei servizi pubblici essenziali e più in generale per bloccare l'approvazione del bilancio del Comune di Roma.

Di seguito l'appello con le sigle che promuovono la mobilitazione:


Appello per la costruzione di una grande mobilitazione
contro la vendita di ACEA e della città di Roma,
in difesa dei beni comuni e della democrazia

Solo pochi mesi fa, una grande mobilitazione ha portato alla vittoria referendaria contro la privatizzazione dell’acqua e per la sua gestione pubblica e partecipativa. Con quel voto, 27 milioni di persone hanno inteso sottrarre alla gestione privata anche tutti i servizi pubblici locali, a partire dal trasporto pubblico e dalla gestione dei rifiuti.

La volontà popolare ha chiaramente indicato che i servizi pubblici locali non sono una merce, ma un diritto.

Oggi il Comune di Roma, in linea con le normative approvate dopo il voto referendario dal governo Berlusconi e dall’attuale governo Monti, si appresta a passare come un carro armato sulla volontà popolare.

Vuole infatti mettere in vendita un ulteriore 21% della propria quota in Acea SpA e si prepara a rendere effettivo un piano di privatizzazione e dismissione dei servizi pubblici della città di Roma.

Acqua, gestione dei rifiuti, trasporti, energia, cultura, servizi sociali: le basi per una cittadinanza effettiva, diritti inalienabili da garantire in modo universale, strumenti fondamentali per la riduzione delle diseguaglianze, saranno assoggettate alla pura logica del profitto e della rendita finanziaria.

Ci troviamo di fronte ad un attacco pesantissimo nei confronti della possibilità di costruire un modello di città equa, in cui anche le fasce a basso reddito abbiano accesso ad una buona qualità della vita.

Il piano di saccheggio predisposto da Alemanno è l’estremo tentativo di mettere le mani sulla città, rendendo ancor più drammatiche le condizioni sociali determinate dalla crisi economica. Se a questo si aggiungono il drastico taglio dei finanziamenti alle politiche sociali, contenuto nel prossimo bilancio, e lo svuotamento delle prerogative dei municipi, il quadro è ancora più chiaro: si tratta di una vera e propria aggressione ai diritti collettivi.

In nome di un debito di cui nessuno conosce entità e natura e la cui gestione commissariale è completamente sottratta al controllo democratico, si vuole “fare cassa”, attaccando la vocazione inclusiva e solidale della città.

Per questo occorre prendere parola e mobilitarci per fermare il piano di vendita dei servizi pubblici essenziali e rivendicare una gestione trasparente e partecipativa – attraverso l’ audit ˗ del debito pubblico del Comune di Roma.

La gestione pubblica dei servizi essenziali non va soltanto difesa, ma trasformata in senso democratico e partecipativo: sono i beni comuni la vera base democratica di una città e ai cittadini spetta il diritto e il compito di difenderli e partecipare alla loro gestione. Questo percorso deve iniziare con la ripubblicizzazione del Servizio Idrico di ACEA. La Cassa Depositi e Prestiti deve finanziare questo processo e non, come invece vuole il Governo, far confluire i risparmi dei cittadini nel processo di mercificazione dei loro stessi diritti attraverso l’ulteriore privatizzazione di ACEA e degli altri servizi pubblici. Sottrarre diritti ai cittadini utilizzando i loro stessi risparmi non può che essere definita una truffa di stato!

Non è possibile star fermi a guardare mentre viene calpestata senza alcun ritegno la volontà popolare: per questo chiamiamo tutte le persone e le realtà che hanno sostenuto la battaglia referendaria ad una urgente, forte e determinata mobilitazione cittadina.

SOSTENGONO:

Action-diritti in movimento, Alternativ@mente, Angelo Mai, Arci Solidarietà, Associazione Insieme per l’Aniene onlus, Astra19, A Sud, AteneinRivolta - Coordinamento nazionale dei collettivi, Attac Roma, Blocchi Precari Metropolitani, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Centro Interconfessionale per la Pace - Roma, Circolo del Partito della Rifondazione Comunista Maria Zevi, CNCA Lazio, Comitato Acqua Bene Comune Valle dell'Aniene, Comitato Aniene Roma IV e V Municipio, Comitato Roma 16 per i Beni Comuni, Comunisti Uniti Lazio, Confederazione Cobas, Consorzio Città dell'Altra Economia, Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa, Coordinamento lavoratori/trici autoconvocat*, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, CSOA Corto Circuito, CSOA AuroeMarco, CSOA La Strada, CSOA Sans Papiers, CSOA Spartaco, Esc-atelier autogestito, Federazione della Sinistra di Roma, Horus Project, Italia Nostra Castelli Romani, Legambiente Lazio, Link Roma, LOA Acrobax, Movimento Pensiero Meticcio, Movimento 5 Stelle Roma, Nuovo Cinema Palazzo, PD Esquilino, Rete della Conoscenza del Lazio, Rete Zero Waste Lazio, Rivolta il Debito, Roma Futura, Servizio Civile Internazionale, Sinistra Critica Roma, Sinistra Ecologia e Libertà Area Metropolitana di Roma, Spazio Sociale 32

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Martedì, 27 Marzo 2012 18:22

ROMA DEVE ANDARE AVANTI

Roma deve andare avanti con la partecipazione e nel rispetto della volontà popolare.

La Giunta comunale, espressione del Sindaco Alemanno, ha inserito all'interno dell'approvazione del bilancio la vendita definitiva dei servizi pubblici locali ai privati attraverso la messa sul mercato della maxiholding di cui fanno parte Atac e Ama e la vendita del 21% delle quote di Acea (facendo quindi scendere il Comune al 30%).

Dopo aver utilizzato politicamente il debito ereditato dalle passate amministrazioni e aver ricevuto dal Governo negli ultimi anni diversi contributi "fuori sacco" per Roma Capitale, lo statista delle nevi vuole calpestare la volontà popolare per ripianare buchi nel bilancio corrente e quindi causati, solo per citare l'ultimo caso dei punti verdi qualità, anche da fideiussioni come quella da 400 milioni di euro firmata dal Comune per garantire a tutti i gestori un accesso agevolato al credito.

Il 12 e 13 giugno scorsi, oltre un milione e duecentomila cittadini romani, pari a più del 60% degli aventi diritto al voto (sottolineamo che l'attuale Sindaco è espressione di ben sole 700.000 preferenze) si è espresso attraverso il referendum contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali e per una gestione pubblica del servizio idrico in cui non vi sia spazio per il profitto.
L'esito referendario è il risultato di un percorso decennale e di una straordinaria partecipazione politica dal basso. Rappresenta non solo un netto altolà alla recente farsa "tecnica" di ripianare esigenze finanziarie di un sistema ormai palesemente fallimentare, ma soprattutto un passaggio storico dove i cittadini sono tornati a esigere con estrema chiarezza il rispetto dei propri diritti e scelte in direzione dell'interesse collettivo.

Stiamo parlando di una ulteriore mercificazione dei servizi pubblici locali. Stiamo parlando dell'ennesimo proposito eversivo atto a calpestare la democrazia e la partecipazione, a cui, coerentemente con quanto ha sancito la nascita e lo sviluppo del Movimento 5 Stelle, ci opponiamo con la massima determinazione per proporre viceversa una società consapevole, frutto della reale partecipazione di cittadine e cittadini alla gestione della PROPRIA amministrazione pubblica, e che quindi renda concreto il ritiro alla politica partitocratica e clientelare di ogni delega su ciò che a tutte/i ci riguarda in quanto, come l'Acqua, è fonte della nostra VITA.

Pertanto, se ci fosse necessità di ribadirlo, confermiamo l'adesione e partecipiamo con maggiore risolutezza alla mobilitazione cittadina contro la vendita di ACEA e della città di Roma, in difesa dei beni comuni e della democrazia, promossa sul territorio romano dai comitati afferenti all'obiettivo ACQUA BENE COMUNE.

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Movimento 5 stelle Roma
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